Dove si va e dove non si va nell’estate 2026? Un po’ last-minute, abbiamo organizzato il nostro viaggio in estivo e abbiamo scelto Istanbul (già prenotata e poi annullata per infortunio di Fra) e la Turchia trovando un volo di andata molto favorevole (non altrettanto il ritorno, ma facendo la media e considerando agosto ci stava…). Ecco il resoconto, giorno per giorno, del nostro viaggio.
Venerdì 21 agosto volo Bologna – Istanbul con Pegasus
Partiamo da Firenze, parcheggiamo al terminal di Bologna e ci imbarchiamo per Istanbul. Il volo, vista la bufera che incombe, arriva un’oretta in ritardo all’aeroporto Sabiha Gokcen ma avevamo indicato tutto prenotando con Booking la navetta fino al nostro albergo (e ritorno – 110€). Ci mettiamo un’oretta ad arrivare, visto il traffico (e il casino) infernale del centro di Istanbul (ponte di Galata compreso, dove centinaia di pescatori si danno appuntamento ogni notte).
Ho trovato un albergo a Sirkeci, quartiere centrale molto turistico ma anche molto comodo per chi visita Istanbul la prima volta. L’hotel è un po’ deludente (è un due stelle, quindi cosa potevo aspettarmi?) e, soprattutto, ci scontriamo subito con la mentalità turca quando ci viene chiesto di pagare in contanti (perchè se su Booking era indicata la carta di credito – che avevo fornito a garanzia – come metodo di pagamento?). Benvenuti a Istanbul, capitale del contante e dei cambi euro-lira turca fatti a proprio vantaggio …
Molliamo i bagagli, ci rinfreschiamo e ordiniamo la nostra prima cena street del soggiorno (kebab, felafel e polpette) informandoci anche da sportelli delle principali banche dei cambi e delle commissioni … notevoli (cambio svantaggioso e altrettante commissioni). A saperlo avremmo portato davvero del cash da cambiare in loco!
Sabato 22 agosto – in giro a Fatih, Fener e Balat
Dopo aver fatto colazione nei pressi dell’hotel in un bar che ci ha fatto pagare più della cena (il costo di caffè e thè era indicato, non altrettanto quello dei cornetti – surgelati – che ha portato il conto a circa 3o euro di esagerazione…) dove, ovviamente, non metteremo mai più piede, ci dirigiamo verso Eminonu dove abbiamo appuntamento con la guida locale prenotata con Scoprire Istanbul (da pagare in euro e in contanti, ovviamente, però in questo caso ne eravamo a conoscenza…) che ci porterà a fare un giro di Fatih, Fener e Balat, tre quartieri tra i più caratteristici della penisola storica. Prima abbiamo acquistato e caricato una Istanbulkart che ha consentito a tutti e tre di effettuare una corsa in bus e, al ritorno, una corsa in battello (ogni corsa costa circa 90 lire turche). Nel tragitto, gatti-gatti-gatti ovunque, trattati come pascià (è il caso di dirlo..). E minareti e moschee, canti dei muezzin quando è l’ora della preghiera, anche all’alba… E spezie-dolci-ciambelle (simit) affacciandosi al Mercato delle Spezie (ma tendenzialmente ovunque).

Fatih – il cuore dell’Islam più osservante (passando da un mercato anatolico), Fener – l’antico quartiere greco (passando da un mercato mediterraneo) e Balat – l’antico quartiere ebraico (esploso post-covid grazie agli instagrammer). Durante il percorso abbiamo preso un tè alla mela sotto l’Acquedotto di Valente, abbiamo visitato la Chiesa di Cristo Pantocratore, la Moschea di Fatih (bellissima!) dove la guida ci parla di abluzioni, la Chiesa di Santa Maria dei Mongoli, il Liceo Greco, palazzo simbolo del quartiere passando per le casette colorate di Balat (la Notting Hill di Istanbul), evitando la stradina con gli ombrellini colorati e quella con i gradini colorati, ormai invase da turisti in cerca della foto virale (ma quando mai!?).

A Balat ci siamo fermati a mangiare in una caratteristica lokanta, con piatti pronti, specialità polpette (ottime) che non vende alcolici, frequentata a pranzo o a cena da gente locale perchè i prezzi sono contenuti. Dopo pranzo visitiamo la Chiesa Bulgara di Santo Stefano tutta in metallo dorato e praticamente sul mare e terminiamo con il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, tipo il nostro Vaticano (che richiede pantaloni lunghi anche per gli uomini). Il percorso non ha richiesto il pagamento di alcun biglietto di ingresso ma l’osservanza delle norme religiose nel vestiario. Sono moschee e chiese silenziose e visitate praticamente solo da fedeli con qualche raro turista (come noi). Per tornare verso Eminonu, prendiamo il battello e attraversiamo il ponte di Galata.
Nel pomeriggio io e Fabio cotti riposiamo mentre Fra esce per valutare un po’ di merce da acquistare e capire dove conviene… poi usciamo per cena e per cambiare un po’ di denaro, scoprendo un bellissimo parco cittadino, parco Gulhane, un enorme giardino fiorito con statua di Ataturk, artefice del rinnovamento della Turchia moderna (dove le donne hanno avuto il diritto di voto ben 14 anni prima delle donne italiane!) e saliamo verso Hagia Sofia e Sulthanamet prima di fermarci a Sirkeci per mangiare un altro kebab… io opto per dei sani baklava e dolcetti affini, melensi e croccanti, di cui vado pazza prima di tornare in hotel.

Sabato 23 agosto – giro a Kadikoy, Galata, Beyoglu, Cukurcuma, Cihangir
Il giorno dopo abbiamo naturalmente cambiato luogo in cui fare colazione trovandoci nettamente meglio (ce n’erano parecchi in giro per la Turchia ma ora non mi viene in mente il nome). Abbiamo deciso di girare per conto nostro attraversando il ponte di Galata, salendo dal quartiere di origine genovese Karakoy con palazzine, scalinate, ecc. che ci fanno sentire in Italia e murales di artisti internazionali e turchi nonchè gatti ovunque per tornare a Istanbul. Arriviamo alla Torre di Galata che sembra molto più alta da lontano perchè è su una collina, cosa che la rende visibile praticamente da tutto il centro storico ma non saliamo (il biglietto costerebbe ben 30€ ma il panorama è il medesimo di quello apprezzabile prendendo qualcosa da bere sul rooftop degli alberghi presenti in piazza – consiglio della nostra guida 🙂
Proseguiamo oltre la torre di Galata percorrendo il quartiere di Beyoglu che si apre lungo la celebre via pedonale İstiklal Caddesi, che sale fino a Piazza Taksim. Ci fermiamo e facciamo qualche piccola deviazione nelle strade laterali di destra e sinistra, per visionare i palazzi indicati nella guida Touring, entriamo e usciamo dai negozi internazionali che incontriamo lungo la strada pedonale, ci scansiamo per evitare il tram su rotaie che passa in mezzo alla strada.
Dopo una doverosa pausa caffè (nel bellissimo Latte Concept Cafe) in un bar iper-moderno ci addentriamo nei vicoli stretti e pieni di negozi di antiquariato e artigianato di Cihagir, parte del quartiere di Cukurkuma, abitato da artisti e scrittori, dove passiamo davanti all’originale Museo dell’Innocenza creato dallo scrittore russo simbolo Omah Pamuk in parallelo alla stesura del suo omonimo romanzo (dove però non entriamo perchè non avendolo letto non avremmo compreso il significato degli oggetti presenti). Intanto ho ordinato il libro che sarebbe da portare la prossima volta per farvi apporre il timbro del Museo 😉
Saliamo fino a un’affascinante Moschea con vista su … Costa Crociere, condominio che impedisce la vista dell’altra sponda della città. E poi nel quartiere di Tophane entriamo dall’ingresso di Palais Saint-Eugène, ex-orfanatrofio del 1868 come orfanotrofio francese con un edificio principale monumentale dall’aspetto decadente nel suo cortile con giardino esterno che oggi ospita un caffè e spazio di ritrovo. Poi scendiamo verso Galataport, dove ci scansionano prima di farci entrare … in un enorme centro commerciale con brand occidentali a cui è attraccata la Costa Crociere (e da dove passa il rocker Jack White, che si esibisce in serata a Istanbul). Orrendo nonostante il progetto del museo di arte contemporanea Istanbul Modern a cura dell’architetto Renzo Piano, posto tra sculture open air e oggetti consumistici … è questa la Istanbul occidentale? Mah!
Per immergerci nuovamente nella Istanbul orientale, prendiamo il battello che ci porta sulla riva asiatica, Iskandar per poi tornare a Eminonu dove io e Fabio ci riposiamo e Fra vaga per i negozi a cercare quello che vuole al giusto costo. Giretto, bubble tea e ritorno, facendomi sfuggire il fantastico oggetto in plastica da applicare ai limoni per estrarne il succo. Mai più senza! La cena non è memorabile (infatti non la ricordo 🙂 con cheese cake cotto finale di Viyana Kahvesi (piuttosto caro e niente di che…) Nel frattempo chiediamo di pagare l’hotel con un bonifico online cercando di scampare le commissioni e il cambio sfavorevole dei POS ma, ahimè, anche qui ci sono ben 19€ di cambio e 19€ di commissione per bonifico internazionale da pagare. Maledetto hotel che avrebbe dovuto accettare la transazione con la carta di credito!!!
Lunedì 24 settembre – Visita guidata a Santa Sofia, Moschea Blu e Cisterna Basilica
Giorno di visita guidata: appuntamento all’uscita di Santa Sofia a Sulthanamet. La medesima, simpaticissima guida ci illustra prima questa ex-chiesa ora diventata moschea su volontà di Erdogan che sta facendo tornare indietro la Turchia evolutasi sotto Ataturk. Entriamo pagando un biglietto di 25€ (che non è poco, considerando che è visitabile solo il piano superiore, ora museo, con mosaici cristiani coperti da lenzuoli). Merita però per la ricchezza di decori e mosaici, con i due mosaici più belli al mondo (a quanto pare), nonostante i due incendi che hanno praticamente raso al suolo la chiesa, l’enormità delle dimensioni della struttura (che non abbiamo potuto apprezzare dal piano terra, ora moschea e disponibile solo per i fedeli) e i materiali utilizzati (marmi pregiatissimi, oro zecchino, ecc.). Nonchè per la storia, compresa quella attuale che, se non fosse stata sito UNESCO, avrebbe già impedito l’accesso a questo patrimonio dell’umanità.


Ci dirigiamo verso la Moschea Blu (nelle moschee l’ingresso è gratuito) con una ricchezza di decorazioni incredibile (e anche inusuale, perchè le vere moschee, tipo quella di Fatih visitata sabato, devono essere luoghi di preghiera privi di distrazioni). Il tema è che questa moschea doveva oscurare Santa Sofia in una sorta di gara allo sfarzo. I decori floreali, però, hanno un significato simbolico spesso adottato dalle donne che, in passato, potevano parlare solo con la madre, la sorella e la figlia perciò ricorrevano al linguaggio dei fiori per esprimere felicità, insoddisfazione, ecc. Per quanto concerne le abluzioni, una delle principali regole di Maometto (non del Corano), sono dovute a motivi igienici perchè in Moschea si prega gli uni accanto agli altri ed è meglio evitare cattivi odori. Ci è piaciuta la Moschea Blu? Indubbiamente è meravigliosa ma la confusione che regnava sovrana dove occorre quasi spintonarsi internamente per visitarla la rende più simile a un mercato che a un luogo di culto.
Ci spostiamo verso l’Ippodromo che, in realtà, è stato distrutto e trasformato nell’enorme piazza Sulthanament con al centro due obelischi originali di Teodosio, risalente al regno del faraone Thutmose III, trasportato dal tempio di Karnak e innalzato a Costantinopoli nel IV secolo e quello murato (o di Costantino VII), una torre in pietra un tempo rivestita di bronzo dorato poi saccheggiato dai crociati. Tra i due obelischi, la colonna serpentina verde, eretta a Delfi dai Greci per celebrare la vittoria contro i Persiani. All’estremità della piazza si trova la Fontana Tedesca, un gazebo in stile neo-bizantino gentilmente donato dal Kaiser Guglielmo II all’Impero Ottomano.

Prima del pranzo, in un locale vicino al Gran Bazar, visitiamo (con un biglietto di 40€ a testa, minori compresi …) la Cisterna Basilica (o Basilica Cisterna, come preferite, ma tanto è solo un’enorme Cisterna resa oggi spettacolare da giochi di luci e acqua trasportata in loco). Il luogo è effettivamente molto suggestivo, di particolare c’è la colonna del pianto (con i famosi occhi turchi) e le due meduse (di cui una capovolta) da non guardare negli occhi. Però tutto sommato pagare 40€ per una visita che risolve, a dir tanto, in 45 minuti, mi pare un tantinello eccessivo…
Ci dirigiamo verso il Gran Bazar, dove i cambi euro-lire turche sono convenienti (ad averci degli euro cash) che è una vera e propria città coperta in cui è facilissimo perdersi (oltre 4.000 negozi di tutte le categorie merceologiche). Al di là della merce che interessa i turisti, qui vengono prodotte e smerciate la maggior parte delle merci che si trovano in tutta la Turchia, la mattina quando il Gran Bazar è dedicato all’ingrosso. Ogni giorno entrano nel Gran Bazar circa 300.000 persone!!!
Cosa NON conviene acquistare: cibo (meglio il Mercato delle Spezie), brand tarocchi. Cosa conviene acquistare: argenti, pashmine, tappeti kilim. E’ buona norma contrattare? Dipende. Se il prezzo è basso, solitamente è fisso. Per quantitativi maggiori e/o prezzi alti, un po’ di spazio per la contrattazione esiste (e cade un mito!). La nostra guida ci porta fino al centro nevralgico del Gran Bazar, l’Old Bazar con oggetti originali vintage, e ci spiega che ogni uscita è numerata e sbagliando rischiamo di trovarci dalla parte opposta della città.
Dopo una doverosa pausa caffè ci dirigiamo verso l’Hotel (mentre Fra esce e, finalmente, conclude i suoi affari). A cena ci siamo fatti consigliare un ristorante dalla guida e ci sediamo a Karakoy da Akin a mangiare pesce che ci viene mostrato e fatto scegliere prima della cottura (mi pare sia stato trattato con burro, non mi esalta). Ottima l’insalata a contorno e fin troppo abbondanti le salsine (humus, ecc.) e la frutta mista finale. Conto circa 120€ in tre (la cena più cara del viaggio) ma il pesce è freschissimo e il personale simpatico. Andiamo a dormire presto perchè il giorno dopo il minivan verrà a prenderci all’alba per andare all’aeroporto. Ci rivediamo in Cappadocia!
